Apple Pay è arrivata in Italia e i possessori di una carta di credito Unicredit o Banca Carrefour hanno già avuto modo di provare il sistema di pagamento Apple che utilizza l’iPhone, il Watch o il MacBook come mezzo per le microtransazioni cashless. Apple Pay nasce per essere semplice e in effetti l’utilizzo è immediato, ma nel corso della giornata di mercoledì abbiamo avuto modo di parlare con Jennifer Bailey, Executive Vice President di Apple Pay, per chiarire alcuni dubbi su alcune scelte fatte da Apple. Li abbiamo raccolti in una sola pagina, insieme anche ad altre informazioni su Apple Pay che sicuramente non tutti conoscono.

 

Perché le banche e non i circuiti di carte di credito?

  • Il limite più grande di Apple Pay è sicuramente la necessità di avere una carta erogata da una serie di istituti bancari convenzionati. In America ormai sono moltissimi, ma in Italia, ad oggi, sono solo tre. Abbiamo allora chiesto a Jennifer Bailey perché non hanno preso accordi direttamente con coloro che emettono le carte, quindi Visa o Mastercard, soluzione che avrebbe garantito un numero di utenti ben superiore. Le carte di credito sono ovviamente gestite ed emesse dalle singole banche e sono le banche che tengono i rapporti con i clienti e conoscono limiti, movimenti e storia finanziaria. Inoltre i POS dei commercianti sono forniti dalle banche stesse, quindi il passaggio dalle banche come intermediario è necessario. Quest’anno in ogni caso arriveranno oltre a Boon, Unicredit e Carrefour anche Widiba, American Express, Banca Mediolanum, Fineco, la banca per smartphone N26, Hype di Banca Sella CartaBBC e ExpendiaSmart.

 

Perché non si usa la carta di credito memorizzata su iTunes o PayPal?

  • Qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo Apple non possa usare per pagare la carta di credito che molti utenti hanno già all’interno del profilo di iTunes, e anche qui la risposta è semplice. Una transazione su iTunes avviene tramite connettività internet, mentre Apple Pay deve poter funzionare anche dove non c’è copertura, offline, con linea telefonica. Inoltre per ragione di sicurezza Apple Pay non memorizza alcun numero di carta né sul telefono né sui server ma si limita a generare numero virtuali di carta che vengono comunicati alla banca: la carta di credito di iCloud è memorizzata su un server cloud e lo stesso vale per gli account PayPal.

Come funziona la sicurezza di Apple Pay?

  • Quando l’utente aggiunge la sua carta di credito in realtà sta solo chiedendo alla banca di emettere un numero di carta virtuale che è univoco e associato non al singolo account ma al singolo dispositivo su cui Apple Play è abilitato. Aggiungendo ad esempio una carta di credito Unicredit, i server della banca generano un numero di carta associato per l’iPhone e, se necessario, anche un numero di carta (differente) per il Watch. Ogni volta che si ripristina il dispositivo o si cambia device il numero di carta viene sospeso e ne viene generato uno nuovo. Il numero della carta originale non viene mai usato, vengono usati solo i numeri virtuali insieme ad un ID di transazione unico per ogni operazione.

Si può usare la stessa carta su due account diversi?

  • Si, moglie e marito possono aggiungere una carta familiare sui propri iPhone senza problemi. In quel caso in Apple Pay entrambi vedranno lo storico delle transizioni di quella carta. Apple non ha potere sulla carta: limiti di spesa, autorizzazione su più dispositivi e numero di carte virtuali generabili vengono gestiti dalla banca che è l’unica ad avere il rapporto diretto con il cliente.

Su quali POS funziona Apple Pay?

  • Quasi ogni POS con funzione di pagamento “contactless” accetta Apple Pay. In Italia sono il 50% circa ma il numero è ovviamente in crescita con le banche che stanno sostituendo progressivamente i terminali più vecchi. Una volta aggiunta una carta in Italia Apple Pay si può usare anche all’estero. Ovviamente deve essere abilitato per accettare pagamenti cashless.

Perché alcuni negozi allora hanno gli adesivi Apple Pay?

  • Apple ha iniziato a dare gli adesivi alle grosse strutture che hanno tutte le casse abilitate ai pagamenti cashless come ad esempio Esselunga o Ikea.
    Ma tutti i negozianti con un POS abilitato possono richiedere gratuitamente l’adesivo Apple Pay: basta andare sul sito https://www.applepaysupplies.com/ per ricevere una decalcomania per la vetrina, due decalcomanie per i registratori di cassa e sei decalcomanie per i terminali.

Lo smartphone dev’essere appoggiato al POS?

  • Contrariamente a quanto succedeva con i primi smartphone Android dove l’antenna NFC era inserita sul retro della scocca l’antenna NFC dell’iPhone è nella parte alta e corre lungo il profilo superiore. Basta quindi puntare il terminale verso il POS anche ad una decina di centimetri.

C’è il rischio di transazioni non autorizzate con dispositivi a contatto?

  • La leggenda vuole che, non essendoci un PIN da digitare, i pagamenti contactless di cifre ridotte siano a rischio frode: qualcuno potrebbe girare in metropolitana con un POS nella borsa e sottrarre abusivamente pochi spiccioli da carte e device. Apple Pay richiede la verifica del TouchID su iPhone e un doppio click sul Watch per metterlo in ascolto, ma in ogni caso tutta la questione è una bufala. I terminali POS sono infatti controllati e distribuiti dalle banche e in caso di frode è facilissimo risalire a chi lo ha noleggiato: nessuno andrebbe in giro con un POS nella borsa a succhiare soldi sapendo che sul POS c’è il suo nome.

Esiste un limite alla transazione?

  • I limiti sono quelli regolati dal rapporto tra cliente e la banca: si può aggiungere una carta con un tetto elevatissimo così come una carta con una soglia di spesa bassa. In ogni caso in Italia per importi superiori ai 25 euro può essere chiesto comunque o il PIN o la firma del foglietto di carta: Apple Pay è comodo per i piccoli importi, per pagare la colazione o il giornale. Una questione questa che andremo ad approfondire in una inchiesta sui pagamenti cashless che stiamo facendo: in Italia le commissioni sui micropagamenti sono talmente alte che i piccoli esercenti non vedono di buon occhio il caffè pagato con la carta. E il core business di Apple Pay è propri questo, piccoli e frequenti pagamenti: non tutti saranno contenti.

Quanto guadagna Apple da ogni transazione?

  • Ci piacerebbe saperlo. Quello che sappiamo è che oggi esiste una commissione variabile che può arrivare anche al 2% sulla singola transazione. Questa commissione dipende dal circuito usato e dalla banca che ha affittato il POS all’esercente. Apple, che ha fatto accordi con la banca, si prende una fetta di questa commissione, quasi sicuramente quella destinata alla banca. Difficile se non impossibile capire a quanto ammonta questa commissione, anche perché è frutto di contrattazioni private tra le singole banche e Cupertino. Sicuramente Apple non chiede poco: se grossi istituti come Intesa non sono ancora a bordo è perché non hanno raggiunto un accordo soddisfacente.

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