Approfondimenti ed i documenti ufficiali sulla flessibilità in uscita per il 2017: dall’APE alle misure per i lavoratori precoci, dagli interventi sulle pensioni basse ai lavori usuranti.

La legge di bilancio (legge 232/2016) per il 2017 contiene un ampio articolato di misure in favore del sistema previdenziale pubblico. Le modifiche derivano dal verbale siglato il 28 Settembre 2016 dal Governo con le rappresentanze sindacali con l’obiettivo di introdurre alcuni correttivi per rendere più flessibile l’età pensionabile. Si tratta sicuramente del più ampio intervento dopo la Riforma Fornero del 2012, atteso da tempo, anche se per la completa attuazione si attende l’adozione dei vari decreti attuativi da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In questa sede si espongono in linea generale le modifiche apportate con la possibilità di approfondire meglio le singole misure.

Uscita Anticipata a 63 anni attraverso il prestito previdenziale 
La novità principale è l’APE (acronimo di anticipo pensionistico) che consentirà dal 1° maggio 2017 a tutti i lavoratori iscritti all’Inps che hanno raggiunto i 63 anni di chiedere un prestito erogato dall’Inps per il tramite di banche ed assicurazioni, il cui valore è rapportato alla pensione futura, sino al perfezionamento degli ordinari requisiti per la pensione di vecchiaia. La misura sarà sperimentale, durerà due anni, sino al 31 dicembre 2018. La somma dovrà essere restituita con un prelievo ventennale sulla pensione definitiva. Per accedere all’APe volontario il lavoratore deve rispettare quattro condizioni: 1) almeno 20 anni di contributi; 2) trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio; 3) possedere almeno 63 anni di età; 4) il valore della pensione, calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, deve risultare non inferiore a circa 700 euro al mese (1,4 volte il trattamento minimo Inps) al netto della rata di ammortamento per la restituzione del prestito ottenuto. All’operazione potranno partecipare anche le imprese versando una contribuzione all’Inps in grado di far incrementare la pensione del lavoratore e, quindi, contenendo o azzerando del tutto la rata di restituzione del prestito pensionistico (Ape aziendale).

Per i lavoratori che rientrano in quattro specifici profili di tutela (disoccupati, invalidi, chi assiste disabili o svolge lavori difficoltosi o rischiosi) arriva un sussidio di accompagnamento alla pensione il cui valore sarà rapportato alla pensione entro comunque un tetto di 1.500 euro al mese (cd. APE Sociale). L’indennità è interamente a carico dello Stato e, pertanto, a differenza dell’APe volontario non prevede alcuna decurtazione sul valore finale della pensione. Per l’accesso bisognerà risultare in possesso di almeno 30 anni di contributi che diventano 36 anni per chi svolge lavori difficoltosi o rischiosi. Anche il sussidio avrà natura sperimentale, durerà dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, e coinvolgerà i lavoratori che hanno raggiunto il 63° anno di età. L’agevolazione sarà riconosciuta nell’ambito di risorse programmate.

A questi strumenti sarà abbinata anche la RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata: il lavoratore, in possesso degli stessi requisiti previsti per l’APE, potrà chiedere dal 1° maggio 2017 l’erogazione anticipata della pensione complementare, anche solo parzialmente, sotto forma di rendita mensile prima del perfezionamento dell’età per il pensionamento di vecchiaia in modo da integrare il reddito in attesa della pensione nel regime obbligatorio.

Carriere Discontinue
La legge di bilancio contiene, poi, un importante intervento sui lavoratori che hanno carriere discontinue consistente nella possibilità di cumulare gratuitamente i periodi assicurativi in tutte le forme di previdenza obbligatoria (comprese le casse professionali) al fine di raggiungere il diritto alla pensione anticipata (vale a dire i 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi di contributi le donne) o alla pensione di vecchiaia secondo quanto stabilito dalla legge Fornero (qui sono disponibili ulteriori dettagli sulla misura).

Pensioni Basse
In favore dei pensionati con redditi bassi la legge di bilancio contiene due misure: l’incremento della quattordicesima mensilità e un ampliamento della no-tax area dei pensionati.

Lavoro Precoce e Mansioni Usuranti
Un importante intervento riguarda il riconoscimento, seppur in modo parziale e limitato, del lavoro precoce. In particolare, i lavoratori che hanno lavorato almeno 12 mesi prima del 19° anno di età, e che appartengono a cinque profili di tutela (disoccupati, invalidi, con parenti disabili da assistere o che hanno svolto lavori difficoltosi o rischiosi, oppure chi ha svolto mestieri considerati usuranti ai sensi del Dlgs 67/2011) avranno la possibilità dal 1° maggio 2017 di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica (qui i dettagli dell’intervento). Anche questa misura, come l’APE agevolato, sarà riconosciuta nell’ambito di risorse programmate. Per tutti i lavoratori si prevede, inoltre, lo stop definitivo alla penalizzazione per le uscite prima del 62° anno di età (qui i dettagli dell’intervento). I lavoratori addetti a mansioni usuranti o notturne potranno pensionarsi all’età di 61 anni e 7 mesi e 36 di contributi (o con 62 anni e 7 mesi e 36 di contributi) senza più dover attendere ulteriori 12 o 18 mesi a seconda dei casi. Nei loro confronti viene, inoltre, congelata la speranza di vita sino al 2026 e vengono apportate alcune migliorie per rendere più agevole il rispetto dei requisiti.

Salvaguardia Pensionistica ed Opzione Lavoratrici Donne
Confermata una ottava salvaguardia pensionistica in favore di altri 30.700 lavoratori. La misura estende ulteriormente il perimetro dei lavoratori derogati dalla Legge Fornero da uno a due anni i profili di tutela aperti con l’ultima salvaguardia. Per effetto di una modifica apportata dalla Camera si includono anche le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1958 nell’opzione donna a condizione che abbiano raggiunto i 35 anni di contributi entro il 31.12.2015.

Aliquote Partite Iva
La manovra reca, a decorrere dall’anno 2017, per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, iscritti alla gestione separata che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, la riduzione dell’aliquota contributiva al 25 per cento.